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dicembre 10, 2015 Blogroll, Featured, News Nessun commento

protesta-climaQuando si pensa alla sostenibilità ambientale e al cibo, in Italia, il riferimento immediato è alle aziende agroalimentari di piccole dimensioni. Fortunatamente, negli ultimi anni, si sta notando un po’ in tutta Europa la nascita di nuovi progetti che rendono l’agricoltura più cool rispetto a un passato recente di fuga dalle campagne.

Dai farmers’ market alle tavolate farm-to-table, spesso con l’utilizzo di qualche termine inglese qui e là, fenomeni anche antichi – cosa c’è di più antico della vendita diretta? – vengono trasformati in qualcosa di più appetibile e trendy.

In questo articolo di Forbes, invece, partendo dall’Atlantic Food Summit che si è tenuto negli Stati Uniti alcune settimane fa, si va ad approfondire il collegamento tra sostenibilità agroalimentare e aziende di grandi dimensioni – quelle di Coca Cola, per intenderci, o della catena Wendy’s che ha introdotto nella propria offerta Honest Tea, un brand di tè organico ed equosolidale. Uno dei fondatori di Honest Tea ha difeso l’acquisizione del brand da parte di Coca Cola dicendo che «solo una multinazionale gigante, con una distribuzione globale, potrebbe permettere a questo piccolo brand, il cui business è orientato sulla missione, di aumentare la portata del suo impatto». Nello stesso articolo si sostiene anche che «Il movimento del cibo locale-sostenibile è spesso colpevole di attrarre gli yuppies e alienare tutto gli altri», vale a dire la stragrande maggioranza dei consumatori.

Abituati come siamo a pensare che piccolo è bello, vale la pena iniziare a ragionare se si possa fare sostenibilità ambientale anche su larga scala, con aziende di grandi dimensioni. È un controsenso oppure una vera soluzione per il futuro?

Written by Slawka G. Scarso